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Stop al DDL Concorrenza – No alla privatizzazione dei servizi idrici

Category: Comunicato stampa
Creato il Martedì, 22 Marzo 2022 21:44

 

Lettera aperta dell’European Water Movement ai parlamentari italiani ed europei

Come Movimento Europeo dell’Acqua confermiamo il fermo impegno contro la privatizzazione e l’accaparramento delle risorse idriche.

A questo riguardo esprimiamo grande preoccupazione per la politica Europea a favore dei soggetti privati così come viene determinata nel programma Next Generation EU e nei relativi Recovery Plan nazionali. In particolare, condividendo le valutazioni e le iniziative del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, esprimiamo preoccupazione per l’Italia che con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e il connesso Disegno di Legge per la Concorrenza (DDL Concorrenza) sta predisponendo un contesto sbilanciato a favore della privatizzazione dei servizi pubblici locali.

Riguardo al settore idrico il PNRR punta a realizzare una ristrutturazione fondata sull’allargamento verso Sud, ma non solo, del territorio di competenza di alcune grandi aziende multiservizio quotate in Borsa che vengono identificate come gestori “efficienti” ma che in realtà risultano tali solo nel garantire la massimizzazione dei profitti mediante processi finanziari.

Collegato al PNRR, il DDL Concorrenza ha la finalità esplicita di rimuovere gli ostacoli normativi ed amministrativi all’apertura dei mercati. In particolare con l’articolo 6 si punta al definitivo affidamento al mercato dei servizi essenziali rendendo residuale la loro gestione pubblica, per cui gli Enti Locali che opteranno per tale scelta dovranno letteralmente “giustificare” il mancato ricorso al mercato.

Da Napoli un messaggio chiaro: stop alle privatizzazioni, acqua pubblica senza se e senza S.p.A.

Category: Focus per Paese e Città
Creato il Sabato, 20 Novembre 2021 17:10

L'Assemblea dei Movimenti per l'acqua riunitasi a Napoli il 20 novembre 2021 a seguito della manifestazione nazionale svoltasi nella mattina si sente impegnata per contrastare i processi di privatizzazione del servizio idrico integrato che vengono rilanciati in questa fase e per affermare un'idea dell'acqua come bene comune e della ripubblicizzazione del servizio idrico.

In questo senso, l'Assemblea ritiene necessario:

  • Riconfermare il valore dell'esperienza dell'Azienda Speciale ABC Napoli, baluardo di democrazia e di attuazione della volontà referendaria. In tal senso, chiede al sindaco di Napoli una dichiarazione chiara e netta di difesa e messa in sicurezza dell'Azienda Speciale ABC Napoli, quale soggetto di diritto pubblico, impedendo qualsiasi tentativo di trasformazione di natura societaria e quindi di privatizzazione.
  • Impedire che il PNRR costituisca un ulteriore elemento di penalizzazione per il Mezzogiorno e del tentativo di fare di esso il terreno di conquista da parte delle Multiservizi nella gestione del servizio idrico e dei servizi pubblici locali. In tal senso chiede al Ministro della Transizione Ecologica il ritiro della circolare del 12 maggio 2021 che impedisce ad una pluralità di gestori del servizio idrico di accedere ai fondi del PNRR. Tale provvedimento che, per sua natura, non può che avere effetti interni al Ministero, è illegittimo, privo di fondamento giuridico e in contrasto con i principi europei che hanno quale obiettivo l'eliminazione delle diseguaglianze territoriali e sociali.
  • Contrastare il disegno di privatizzazione del servizio idrico integrato e dei servizi pubblici locali avanzato nel DDL concorrenza. Riteniamo necessario, anzi, che l'art. 6 del suddetto DDL venga stralciato in quanto non rispetta il vincolo referendario, impedendo le gestioni pubbliche e favorendo di fatto i monopolisti privati.

10 anni, brutto compleanno referendum: Ancora Draghi !

Category: Focus per Paese e Città
Creato il Domenica, 13 Giugno 2021 09:13

11 e 12 giugno 2011 : Dopo una mobilitazione nazionale durata 11 anni, il movimento sull’Acqua Bene Comune, nato dal primo Social Forum Europeo a Firenze e sviluppato su tutto il territorio, ha portato 27 milioni di italiani a votare SI all’abrogazione del articolo 23 bis del D.L. 112/2008, che obbligava gli enti locali alla privatizzazione di tutti servizi pubblici, promosso dall’allora governo Berlusconi.

Cosa auspicata anche dal precedente governo Prodi, il quale già da quando presiedeva la Commissione Europea, nel 1999-2004, evidenziava che il 70% del PIL europeo era prodotto dalla spesa pubblica e che toccava trasferire una parte di questo PIL verso le aziende private. 

L’impatto di questa gigantesca vittoriosa mobilitazione popolare (dove tutti i partiti sono stati lasciati al rango di meri sostenitori, perché coinvolti nella spartizione della torta dei servizi pubblici attraverso sistemi clientelari) doveva bloccare le politiche di privatizzazione dei servizi pubblici.

In questo contesto di terremoto politico-istituzionale si inserisce la lettera «segreta» spedita il 5 agosto 2011 al governo italiano da Jean-Claude Trichet, allora presidente della BCE e da Mario Draghi governatore della Banca d’Italia, suo successore alla BCE dal 1°novembre 2011.

Le due istituzioni bancarie dettarono segretamente al governo il programma socio-politico-economico, esattamente opposto ai risultati referendari.

Il programma prevedeva, attraverso le riforme strutturali per rimanere nei parametri di Maastricht, la privatizzazione dei servizi pubblici e finanziamenti alle imprese private, l’affossamento della contrattazione salariale collettiva a favore di quella aziendale, la riforma delle norme sull’assunzione ed il licenziamento (che nel 2012 si trasformò nell’abolizione dell’art. 18), mobilità e flessibilità del mercato del lavoro.

Al fine della sostenibilità delle finanze pubbliche, inoltre dava indicazioni di accelerare i tempi per giungere al pareggio di bilancio, ovviamente attraverso i tagli di spesa, allungando l’età pensionabile ed equiparando l’età pensionabile delle donne del settore privato a quello pubblico “ottenendo dei risparmi già nel 2012”. Inoltre riduceva i costi del pubblico impiego bloccando il turnover e riducendo gli stipendi, tutto ciò da realizzare entro il settembre successivo.

Quindi tagli alla sanità, alle università, alla ricerca pubblica e a tutto il sistema dell’insegnamento; riduzione delle spese nel settore della giustizia, tagli su tutti i servizi pubblici eccetto l’industria bellica, tanto che l’Italia è il secondo produttore mondiale nel settore delle armi leggere nonché dei sistemi di puntamento e tecnologia correlata. 

Il futuro dell’acqua non è in Borsa

Category: Focus per Paese e Città
Creato il Mercoledì, 17 Marzo 2021 17:46

12 e 13 giugno 2011: vincono i si al referendum! sono passati 9 anni o 9 secoli?

Category: Focus per Paese e Città
Creato il Domenica, 14 Giugno 2020 18:32

12 e 13 guigno 2011. Ventisette milioni di italiani abrogano con il referendum l’articolo 23 bis del decreto legge n. 112 del 2008 che obbligava alla privatizzazione dei servizi pubblici, tra cui anche la gestione dell’acqua.

Un atto di democrazia diretta che viene affossato subito dopo dal governo tecnico del Prof. Monti, tramite l’affidamento della regolamentazione del SII (Servizio Idrico Integrato) all’ARERA (Autorità di regolazione di mercato) che adotta un sistema tariffario tale da rendere strutturali i margini di convenienza o comunque di tutela per il gestore privato e facendo fare così un grosso balzo in avanti alle politiche neoliberiste in Italia, contro la volontà popolare.

A giugno 2020, grazie all’emergenza COVID-19, lo stato di diritto viene abolito del tutto. 

I più semplici diritti costituzionali sono affossati: l’istruzione, la giustizia, la salute (tranne le terapie intensive per il COVID-19), blocco della libera circolazione delle persone, dell’economia e, naturalmente, crollo del diritto al lavoro.

Dopo il blocco inizia la fase 2, che riguarda soprattutto le misure per la riapertura delle attività economiche e commerciali, decise dopo lunghe trattative con Confindustria, mentre l’attuazione del piano pandemico rimane sulla carta, così come l’esercizio dei diritti costituzionali, compresa la libera circolazione delle persone che arriverà solo a giugno per il territorio nazionale.

Un altro stop alla lunga marcia verso la rimunicipalizzazione dell’acqua di Torino

Category: Focus per Paese e Città
Creato il Giovedì, 11 Giugno 2020 11:14

Torino, 11 giugno 2020

Il 5 giugno 2020, alla fine della sospensione di fatto dei diritti costituzionali, avvantaggiata dall’impossibilità dei cittadini di esprimersi, una minoranza di blocco di comuni medi e piccoli di Torino Metropolitana hanno respinto la proposta della Città di Torino di rimunicipalizzare SMAT S.p.A., l’azienda idrica locale di loro proprietà ma soggetta al diritto privato che rende l’acqua una merce e non un bene comune. Infatti, le tariffe e le bollette di SMAT non recuperano soltanto il costo della gestione e degli investimenti ma sono gravate anche da quote che garantiscono il profitto al gestore.

Ancora una volta la lunga marcia del Movimento italiano dell’acqua verso l’attuazione del Referendum del 2011 viene bloccata dal PD Partito Democratico alla testa di una coalizione di centro destra in spregio alla volontà di 25.609.701 pari al. 96,32% dei votanti che avevano detto sì all’abrogazione del profitto nella gestione dell’acqua.

Dal punto di vista economico e giuridico la volontà popolare poteva essere rispettata solo con la trasformazione della forma societaria di SMAT, passando dalla società per azioni di diritto privato all’azienda speciale di diritto pubblico la cui missione non è il profitto ma il recupero totale dei costi di gestione e d’investimento per garantire l’accesso universale all’acqua bene comune.

Il Comune di Napoli aveva completato la trasformazione4 di ARIN S.p.A. in ABC -Acqua Bene Comune- Napoli subito dopo il Referendum, ottenendo così un bilancio corretto e trasparente, il miglioramento della mq1ualità dell’acqua e del servizio e di mantenere la tariffa al di sotto della media nazionale. Al contrario, i Comuni di Torino metropolitano governati da maggioranze politiche ispirate alla cultura del “profitto über alles”, non hanno mai voluto seguire quell’esempio.

Ma lo stop che hanno imposto ora all’acqua pubblica non fa arretrare di un passo il Movimento dell’acqua, impegnato per un rinnovo reale dei prossimi consigli comunali nei quali i valori e principi dell’acqua bene comune possano infine prevalere.

Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua
Comitato provinciale Acqua Pubblica Torino

http://www.acquabenecomunetorino.org
acquapubblicatorino (at) gmail.com
+39 388 8597492

Acqua e salute, due temi che vanno di pari passo

Category: Focus per Paese e Città
Creato il Giovedì, 30 Aprile 2020 21:26

Lottare per il diritto all’accesso all’acqua significa anche lottare per il diritto alla salute.

Mai questo è stato così chiaro come in questo momento, infatti l’igiene, il lavaggio frequente delle mani e la pulizia delle superfici sono indispensabili per prevenire il contagio del virus.

Oltre 27000 morti ad oggi, 150 medici, 34 infermieri e 10 farmacisti deceduti per aver svolto il loro lavoro senza adeguati mezzi di protezione individuale, blocco di tutte le attività non essenziali per circa 2 mesi, persone chiuse in casa, divieto di assembramenti e riunioni…
 
Molti hanno paragonato questa situazione a quella di una guerra. Per il 25 aprile medici, infermieri e il personale sanitario sono stati rappresentati come i nuovi eroi di questa “pandemia” che, sembra, ci sia capitata addosso in maniera del tutto inaspettata.
 
In realtà questi eroi , sono stati carne da macello sacrificati sull’altare del neoliberismo!
 

Emergenza Coronavirus: il Governo italiano garantisca a tutte/i l'accesso all'acqua e ai servizi igienico sanitari

Category: Comunicato stampa
Creato il Lunedì, 09 Marzo 2020 13:04

Roma, 9 Marzo 2020

E' evidente che i provvedimenti adottati dal Governo con il fine di contenere la diffusione del contagio da Coronavirus stiano producendo uno stato di eccezione e una sostanziale sospensione della democrazia.

Non intendiamo addentrarci in un ragionamento sull'opportunità o necessità di queste misure, ma ci interessa piuttosto evidenziare una contraddizione che potrebbe avere pesanti impatti sociali e sanitari.

In una situazione in cui le cittadine e i cittadini sono letteralmente investiti da divieti e prescrizioni, nello sforzo collettivo e individuale di mitigare il rischio di contagio, non abbiamo letto da nessuna parte il più basilare provvedimento in tema igienico-sanitario: l’accesso all’acqua per tutte e tutti.

In tutta Italia i gestori del servizio idrico mettono in atto, con varie sfumature, la pratica del distacco idrico in caso di morosità o altre irregolarità come quelle individuate dal famigerato l'art.5 del Decreto Lupi che nega l'accesso ai servizi pubblici essenziali, compresa l'acqua, a coloro che sono costretti ad occupare per avere una casa.

Si tratta di una violazione di un diritto umano ancora più odiosa e pericolosa per la salute pubblica in un contesto come quello attuale, quando la prima norma da tutti ripetuta è proprio l’attenzione all’igiene.

Trattative nella maggioranza sulla legge per l'acqua: si scrive acqua pubblica, si legge privatizzazione

Category: Focus per Paese e Città
Creato il Lunedì, 02 Dicembre 2019 18:34

Roma, 2 Dicembre 2019

Il Sole 24 Ore di domenica 1 dicembre ha pubblicato un approfondito articolo e tre interviste all'On. Daga (M5S), all'On. Braga (PD) e a Guerrini (ARERA) in merito a un possibile accordo tra M5S e PD per giungere a una legge condivisa sulla gestione dell'acqua.

Sembra evidente che non si tratta di indiscrezioni, piuttosto di una ricostruzione attenta effettuata sulla base di informazioni fornite dagli stessi protagonisti del confronto avviatosi a livello parlamentare.

E' altrettanto evidente che se fossero confermati gli elementi cardine più che di un accordo si tratterebbe di un inciucio tra i due principali azionisti della maggioranza, PD e M5S, in cui l'acqua pubblica diviene uno specchietto per le allodole.

Il PD porterebbe a casa il risultato ambito da anni, ossia l'espansione del modello di società misto pubblico-privato a gran parte del territorio nazionale e così maggioranza e minoranza riescono in una convergenza apparentemente impossibile. M5S, PD, Lega, FI e FDI sarebbero tutti d’accordo: dove c’è business, l’intesa si trova.

In particolare, il Mezzogiorno viene utilizzato come alibi per procedere ad una massiccia privatizzazione mediante la costituzione di una mega azienda pubblica aperta ai privati, comprese società quotate in borsa, sul modello delle grandi holding come ACEA, HERA, IREN e A2A.

Il mantra continua ad essere sempre lo stesso, il superamento della dimensione territoriale della gestione dell'acqua con la conseguente definizione di ambiti regionali e finanche sovra-regionali, eliminando così ogni possibilità di controllo e partecipazione delle comunità e dei Comuni, lasciando il campo libero al mercato.

Questo è il processo noto come mercificazione dell'acqua e che negli ultimi anni sta producendo una vera e propria finanziarizzazione della gestione.

In questo disegno non poteva mancare ARERA che sin da dopo i referendum si è adoperata per la loro cancellazione e poi ha lavorato costantemente per rendere sempre più profittevole la gestione del servizio. Per questo l'accordo prevederebbe il suo mantenimento e addirittura un suo rafforzamento.

Si tratta di un progetto scellerato che si accanisce con un modello di gestione che ha dimostrato il suo fallimento: aumenti tariffari, investimenti insufficienti, perdite delle reti costantemente in crescita.

Un progetto in piena contraddizione con l'esito referendario e con la legge promossa dal Forum dei Movimenti per l'Acqua, depositata in questa legislatura dall'On. Daga, ancora oggi formalmente all'esame della Commissione Ambiente della Camera.

E allora è evidente che coloro che hanno sostenuto questa proposta di legge, tanto chiara rispetto agli obiettivi di riforma radicale dell'attuale sistema di gestione dell'acqua, non possono riconoscersi in questo progetto e li invitiamo a denunciarlo per quello che è, ossia l'ennesimo tradimento della volontà popolare. In particolare se i penta stellati non si opporranno avranno definitivamente sconfessato la loro prima stella.

Da parte nostra dichiariamo sin da subito che metteremo in campo tutte le iniziative necessarie per contrastare questo disegno e chiediamo con forza la ripresa della discussione della legge in Commissione Ambiente, l'unica per una vera gestione pubblica e partecipativa dell'acqua.


Acqua: la prima stella cadante

Category: Focus per Paese e Città
Creato il Lunedì, 22 Luglio 2019 17:03

Napoli, 22 luglio 2019

La prima stella dei pentastellati è la gestione pubblica dell’acqua che, insieme all’aria, è il bene comune più fondamentale che abbiamo. I Cinque Stelle, almeno a Napoli, sono nati dalla lotta contro la privatizzazione dell’acqua votata dai Comuni partenopei. Per i pentastellati la gestione pubblica dell’acqua è talmente importante che è stata collocata al primo posto nel ‘Contratto’ di governo. Fin da subito infatti i Cinque stelle hanno introdotto nella Commissione Ambiente della Camera la Legge di iniziativa popolare (a suo tempo aveva avuto quattrocentomila firme) che prevede la ripubblicizzazione dell’acqua tramite un Ente di Diritto Pubblico, come l’Azienda Speciale. Tutto questo in obbedienza al Referendum del 2011 che aveva deciso che l’acqua doveva uscire dal mercato e che non si poteva fare profitto sul’acqua.

Ripubblicizzare si può, ripubblicizzare si deve!

Category: Rapporti e Pubblicazioni
Creato il Giovedì, 16 Maggio 2019 17:12

Giovedì 16 maggio 2019 si è svolta a Milano la presentazione del dossier “Il costo della ripubblicizzazione del servizio idrico integrato” (allegato al presente comunicato) elaborato dal Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua con il contributo di Altreconomia.

Questo lavoro si basa sulla ricerca di dati e informazioni inerenti all’attuale assetto di gestione del servizio idrico e costituisce un censimento delle aziende del settore con particolare riferimento ai dati di bilancio.

Dati alla mano è stato dimostrato come la ripubblicizzazione, derivante dall’auspicabile approvazione della legge per l’acqua pubblica in discussione presso la Commissione Ambiente della Camera, abbia costi contenuti pari a circa 1,5 miliardi di €, quindi decisamente aggredibili. Per cui ripubblicizzare si può!

Vengono così smentite le cifre astronomiche (circa 20 miliardi di €) diffuse dai media mainstream a seguito delle ricerche svolte dal Laboratorio Ref Ricerche e da Oxera, società di consulenza economica a cui si è rivolta Utilitalia.

Oggi è stato anche dimostrato che la ripubblicizzazione è solo questione di volontà politica ed è stato anche ribadito come questa porterebbe a diversi benefici in termini di tariffe più eque ed effettiva realizzazione degli investimenti. Questioni non secondarie in un periodo di ulteriore approfondimento della crisi economica e sociale e di inasprimento degli effetti dei cambiamenti climatici sulla risorsa idrica. Per cui ripubblicizzare si deve!

Torino: la lunga marcia verso la rimunicipalizzazione dell’acqua

Category: Focus per Paese e Città
Creato il Lunedì, 05 Marzo 2018 12:57

Il 9 ottobre 2017 il Consiglio comunale di Torino ha ribaltato l’orientamento politico delle precedenti maggioranze compiendo il primo passo verso la rimunicipalizzazione dell’acqua di Torino Metropolitana[1]. Ha così dato inizio a una nuova fase della sua lunga marcia verso il recupero di sovranità sul servizio idrico dell’area metropolitana torinese, ricostruito nel dopoguerra sulle macerie di una città semi-distrutta dai bombardamenti alleati e dalle rappresaglie dell’occupante nazista contro la resistenza democratica popolare.

ABC Napoli : Ennesimo bluff

Category: Focus per Paese e Città
Creato il Domenica, 03 Dicembre 2017 14:55

Acqua e trasporti sono la croce della nostra città, come venirne fuori? E se il Comune diventasse ribelle?

Qualche sera fa, in uno dei vicoli del Centro Antico, ho incontrato un compagno che ha più dimestichezza e intelligenza interpretativa del sottoscritto nell’analizzare la contorta semantica del burocratese.

Ne ho approfittato per chiedergli ragguagli sugli aumenti tariffari preannunciati nella delibera ABC del 3 novembre 2017 “nuova articolazione tariffaria e bonus sociale idrico”. Il compagno, proprio perché dotato di raffinata perspicacia, ha subito intuito che stavo per scrivere un nuovo articolo sulla controversa storia napoletana “Acqua Bene Comune”. E, sinceramente preoccupato per le mie fughe in attacco, ha detto: “E’ una fase delicata, incombe il dissesto, lo spettro di un commissariamento…”. Dal tono della voce non ho percepito nulla di censorio, piuttosto un invito ad usare con più prudenza le parole. Infatti,ha poi sorriso a questa mia risposta: “Sono particolarmente allergico ad ogni decisione d’autorità calata dall’alto, ma l’allergia potrebbe soffocarmi se per un motivo qualsiasi mi ritrovassi a fare lo struzzo con la testa sotto la sabbia”.

Che la questione ABC non sia percepita come criticità cittadina è un dato di fatto sia per la cosiddetta gente comune sia per quella fetta variegata di militanti politici e sociali. Le ragioni potrebbero essere essenzialmente due. La prima: l’ABC non rientra nel calendario dell’attualismo emergenziale, vale a dire non appare da codice rosso (come ad esempio la situazione del TPL o quella dei servizi sociali). Seconda ragione: l’ABC emette bollette di pagamento che assicurano disponibilità di liquidi immediati, e ciò favorisce per ora e forse per i prossimi due anni una regolarità di servizio. In realtà, però, la malattia c’è e, per quanto possa apparire asintomatica, continua nel suo percorso erosivo.

Al momento, non sono state messe in campo terapie efficaci. Anzi, se le cose continueranno a camminare così come stanno camminando, non è un azzardo ipotizzare un collasso dell’azienda entro i prossimi tre anni.

Leggi di più sul sito web di Canto Libre

Rimunicipalizazzione dell'acqua a Torino

Category: Focus per Paese e Città
Creato il Martedì, 10 Ottobre 2017 16:14

Dopo 6 anni Il Consiglio Comunale di Torino inizia ad attuare la volontà popolare espressa dal referendum contro la privatizzazione del 2011.

Lunedì 9 ottobre 2017, con il voto favorevole del gruppo di 5Stelle, di "Torino in Comune" e di "Direzione Italia", è stata approvata la trasformazione della Azienda Idrica SMAT S.p.A in Azienda Speciale di diritto pubblico.

Dopo Napoli, Torino è la seconda grande città italiana che rimunicipalizza. Da oggi inizia il percorso che andrà integrando mano a mano anche le 40 municipalità dell'area metropolitana della città. Questo processo terminerà formalmente in aprile del 2018.

La Carta di Bari per la difesa delle fonti d'acqua del Mezzogiorno d’Italia

Category: Focus per Paese e Città
Creato il Lunedì, 09 Ottobre 2017 11:06

Bari, 7 ottobre 2017

Noi tutti, aderenti alla Rete per la Difesa delle Fonti d’Acqua del Mezzogiorno d’Italia,

DICHIARIAMO

che il riconoscimento concreto del diritto all’acqua è un obiettivo imprescindibile del presente e del prossimo futuro.

E siamo determinati a perseguirlo.

PREMESSO

che nel luglio del 2010 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite adotta la Risoluzione 64/92, che riconosce l’accesso a un’acqua sicura e pulita e all’igiene come diritto umano.

La Risoluzione è stata approvata con 122 voti favorevoli, nessun contrario e 41 astenuti. Tra i Paesi che hanno approvato la decisione, troviamo essenzialmente i Paesi impoveriti. Gli astenuti, invece, sono la maggior parte dei Paesi geograficamente europei o politicamente affini, nonché Paesi di indubbio rilievo economico e politico su scala internazionale quali gli Stati Uniti, il Canada, il Regno Unito e il Giappone, tutti componenti del G7.

Riconoscere concretamente il diritto all’acqua, senza il sostegno dei Paesi che esercitano una grande influenza sul piano globale, appare assai arduo.

Appello europeo ai movimenti per la difesa dei territori, la giustizia ambientale e la democrazia

Category: Notizie locali
Creato il Domenica, 24 Settembre 2017 13:12

Venezia è, da oltre mille anni, città simbolo dell’equilibrio tra uomo e natura, la sua magia origina e vive nella e della straordinaria compenetrazione di artificio e natura, pietra e acqua, città e Laguna.

Questo fragile equilibrio è seriamente minacciato dalla macchina del turismo di massa, di cui le grandi navi da crociera sono una delle peggiori espressioni: navi fuori scala, inquinanti, pericolose per l’incolumità di una città patrimonio Unesco, simboli galleggianti dell’arroganza delle multinazionali e della corruzione di una classe politica piegata alla difesa dei profitti privati a scapito del bene comune.

La crisi idrica mette a nudo i danni di mala gestione e privatizzazione dell'acqua

Category: Focus per Paese e Città
Creato il Venerdì, 28 Luglio 2017 20:55

Stop alla distribuzione dei dividendi, tutti gli utili per la ristrutturazione delle reti idriche

L'emergenza idrica è oramai un'evidenza conclamata, con effetti nefasti sulla disponibilità per uso umano, sull'agricoltura e più in generale sull'ambiente.

Si tratta di una drammatica realtà provocata dall'acuirsi dei cambiamenti climatici a cui, da oltre vent'anni, si sono sovrapposti i processi di mercificazione e privatizzazione dell'acqua.

I fautori dell'ingresso dei privati nella gestione dell'acqua avevano utilizzato come argomento forte la grande opportunità di apporto di capitali da parte di quest'ultimi per rendere più efficiente il servizio, per restrutturare le reti e costruire gli impianti di depurazione. Inoltre, grazie al mercato e alla concorrenza, il tutto sarebbe stato più economico per i cittadini.

Profitti nella tariffa di Umbra Acque SpA

Category: Focus per Paese e Città
Creato il Lunedì, 24 Luglio 2017 13:48

Metodo tariffario Idrico MTI-2, 2016-2019 

Nel 2003 i comuni dell'ATI 1 e 2 dell'Umbria hanno affidato la gestione del servizio idrico a Umbra Acque spa, partecipata dalla multinazionale ACEA spa e quindi dalla francese SUEZ, perché la gestione totalmente pubblica era costosa, corrotta e inefficiente. L'intervento del privato avrebbe dovuto garantire una gestione efficiente basata sulla realizzazione degli investimenti, la manutenzione delle reti e degli impianti di proprietà dei Comuni concessi in uso a Umbra Acque spa. Tutto ciò in cambio del pagamento di tariffe approvate in base ad un piano tariffario di 25 anni, che prevedeva un aumento anno dopo anno in funzione della realizzazione degli investimenti. Tariffa che prevedeva tra le componenti l'adeguata remunerazione del capitale investito, cioè il profitto minimo garantito della gestione del 7% fisso sul totale del capitale investito.

Già nel 2011 i cittadini si sono resi conto che la privatizzazione dell'acqua era una cosainaccettabile, perché l'acqua è un bene fondamentale per la vita e sull'acqua non si può fare profitto. Si sono anche resi conto che l'intervento dei privati non aveva affatto migliorato la gestione, visti gli aumenti di perdite nelle reti e l'incompleta realizzazione dei piani degli investimenti. L'unica cosa che aumentava era la tariffa, mentre la qualità del servizio diminuiva. Per questo nel 2011 i cittadini hanno votato il referendum contro la privatizzazione dei servizi pubblici e contro il profitto garantito sulle tariffe dell'acqua, referendum che non è stato mai rispettato.

Leggere il seguito sul sito del Comitato Umbro Acqua Pubblica

L’Attacco alle fonti d’acqua nel Mezzogiorno d'Italia

Category: Focus per Paese e Città
Creato il Sabato, 11 Febbraio 2017 18:21

Nel centro sud Italia è stato sferrato un attacco alle fonti d’acqua e all’intero sistema idrico. Le multinazionali puntano ad accorpare il ciclo idrico integrato dell’intero meridione, il cd distretto appenninico, al fine di accaparrarsi la mega gestione e realizzare la più grande privatizzazione d’Europa, in contrasto con l’esito del referendum del 2011.

L’obiettivo prioritario sono le fonti poiché è più facile prenderne il controllo ed esse producono molto profitto, a fronte di spese e rischio minimi. Con la gestione del rubinetto principale è favorita l’acquisizione dell’intero ciclo integrato e il condizionamento politico del territorio.

La strategia delle lobby

Per il perseguimento dell’obiettivo, la strategia in campo è diversificata temporalmente, per settore d’intervento e territorio, ma l’obiettivo è unico: giungere ad accorpare le Regioni del centro sud e affidare la gestione del ciclo integrato a un’unica gigantesca Corporation. Senza dimenticare che le multinazionali in campo gestiscono anche rifiuti ed energia e puntano a realizzare gli stessi processi anche in questi altri settori, mediante la costituzione di una gigantesca multiutiliy.

Acqua privata, Frosinone e provincia si ribellano: revocato il contratto con Acea

Category: Focus per Paese e Città
Creato il Mercoledì, 14 Dicembre 2016 22:30

Erano giorni, ormai, che a Frosinone non si parlava d’altro. “Mandare a casa Acea” era l’impegno che la maggioranza dei sindaci degli 82 comuni della provincia si erano presi. Con in prima fila il capoluogo, seguito da Cassino e da Ceccano, le tre amministrazioni ribelli. E alla fine la delibera è arrivata, secca: “Risoluzione del contratto di gestione del servizio idrico integrato”. La convenzione firmata nel 2003 dalla provincia di Frosinone con la multiutility romana è per i sindaci ormai lettera morta, un treno arrivato a fine corsa.